Marotta: "Va trovato equilibrio, dalla Serie A con 38 partite meno introiti che in Champions"

Nel suo intervento ai margini del "Merger & Acquisition Summit 2025" de Il Sole 24 Ore, il presidente e ad dell'Inter Giuseppe Marotta commenta così i recenti risvolti societari nel mondo del calcio: "Io sono un po’ datato, in 47 anni di attività ho sia visto un’evoluzione calcistica sia gestito società di proprietà diverse. Ho potuto lavorare con profili proprietari differenti, alcuni folcloristici e bravissimi come Maurizio Zamparini al Venezia, poi alla Sampdoria con ERG, alla Juventus avevamo Exor come mamma, infine all’Inter ho vissuto la prima esperienza con Suning, per poi arrivare a essere presidente, cosa che non avrei mai immaginato, laddove Oaktree mi ha dato fiducia.
Stiamo assistendo a un mondo che si è evoluto, che è cambiato radicalmente non solo a livello regolamentare e sportivo, penso da ultimo alla tecnologia che avanza. A cambiare però è stato proprio l’ambito aziendale: fortunatamente sono arrivate le proprietà straniere. Immaginiamo che una città evoluta come Milano, tra le 2-3 più importanti d’Europa, ha due club di proprietà straniera. E meno male: immaginate in quali difficoltà ci saremmo trovati senza Zhang e Oaktree da un lato, Elliott e RedBird dall’altro. Nel 2011 tutte le proprietà della Serie A erano italiane, oggi sono per la maggior parte straniere: abbiamo vissuto a un’involuzione del modello imprenditoriale. Venivamo dal mecenatismo, all’epoca si dava assoluta priorità all’aspetto sportivo su quello economico. Oggi, e dico per fortuna dato che viviamo in un mondo che vive al limite dell’etica, in cui gli stipendi andrebbero ridimensionati, ci troviamo di fronte a fondi di investimento che non vengono in Italia per dispensare soldi ma che fanno della sostenibilità l’obiettivo principale.
Ho una relazione con un fondo a cui devo anzitutto fare i complimenti: è arrivato in punta di piedi, garantendo sostenibilità e presenza dietro le quinte, ma in modo silenzioso. Fa lavorare bene il management. La prima cosa che ha fatto Oaktree è aver confermato l’area del management sportivo: è un approccio intelligente. Ci relazioniamo quotidianamente, nell’ambito di un confronto dall’aspetto sportivo a quello finanziario-amministrativo. Oggi siamo davanti a due società che vogliono e stanno seguendo un percorso per arrivare alla creazione di uno stadio”.
Ambizioni e soddisfazione per la nuova Champions?
“Credo che l’importante sia essere presenti nel momento giusto, e noi ci siamo. Siamo su tre competizioni, a giugno ne inizierà un’altra nuova, dove saranno presenti due squadre italiane. Ci siamo: il primo appuntamento è domani, in semifinale di Coppa Italia con il Milan. In campionato abbiamo tre punti di vantaggio, che non è nulla, ma ci siamo. In Champions siamo ai quarti di finale. Deriva dal fatto che la proprietà non abbia stravolto una squadra vincente, sia quella in campo sia quella fuori. Siamo andati avanti sul percorso virtuoso e vincente, è motivo di orgoglio. Cercheremo di affrontare tutto nel migliore dei modi, ma un primo obiettivo l’abbiamo già raggiunto perché la partecipazione a questi livelli ci garantisce tranquillità. Allo stesso tempo, dico che finora in Champions abbiamo fatto 10 partite e guadagnato circa 100 milioni: se vincessimo lo scudetto, ne guadagneremmo circa 95, giocando 38 partite. Va trovato un riequilibrio, ma con armonia e senza contrapposizioni violente come qualche anno fa. Oggi il gap è anzitutto legato ai diritti TV, e in seconda battuta sui ricavi da stadio nel matchday. Le competitor europee ci distanziano di 60-70 milioni”.
Testata giornalistica Aut.Trib.di Milano n.160 del 27/07/2021
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