Milan, Scaroni: "Non siamo soddisfatti. Ottimista su San Siro, esigenze simili con l'Inter"

Milan, Scaroni: "Non siamo soddisfatti. Ottimista su San Siro, esigenze simili con l'Inter"TUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 09:41Rassegna Stampa
di Marco Corradi

Nel suo intervento ai microfoni della Gazzetta dello Sport, il presidente del Milan Paolo Scaroni commenta così la stagione rossonera: "Un'annata che ci lascia l’amaro in bocca, vale per tutti e in particolare per me che ho sempre detto che raggiungere la Champions fosse un traguardo obbligato. Oggi che la vediamo lontana non possiamo essere soddisfatti, però c’è anche qualcosa di positivo: abbiamo portato a casa un trofeo battendo due squadre importanti, siamo in corsa per la Coppa Italia. Non ci basta, ovvio, ma posso promettere il massimo impegno di tutti perché la prossima stagione sia di soddisfazione. Siamo già al lavoro".

Possiamo tradurre questa soddisfazione in obiettivi? Sa come si dice: che vi accontentate di puntare alla qualificazione in Champions.

"Non c’è dubbio che la sfera internazionale, quindi parlo di Champions, delle altre Coppe e del Mondiale per club, per il Milan è il minimo di cui accontentarsi. E devo dire che se guardiamo al futuro tra 20 anni la maggior attenzione alle competizioni internazionali sarà inevitabile, è un fenomeno che coinvolge tutti gli sport. Ma questo non significa che non puntiamo a vincere gli scudetti, anzi".

La ricostruzione passa da un rafforzamento della società, e quindi dal colmare il ruolo fin qui scoperto del direttore sportivo. Tra candidature arrivate e tramontate ci aiuta a fare chiarezza?

"Come dicevo, non siamo soddisfatti dei risultati sportivi. Siamo stati molto attivi sul mercato, nessuno ha preso tanti giocatori quanto noi, ora vogliamo rafforzarci anche nella dirigenza. Non entro nel merito dei singoli nomi, osservo solo che ne leggo molti che non escono da noi: mi viene il dubbio che siano autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan".

Dal ds alla scelta dell’allenatore del futuro il passo è breve.

"Il nostro allenatore è Sergio Conceicao, nel derby di Coppa Italia ho visto una squadra grintosa, come piace a noi tifosi. Credo che la grinta sia proprio quella che il nostro allenatore ha traslato alla squadra. Anche la nostra capacità di rimontare dalle situazioni di svantaggio lo dimostra".

Un’altra cosa che si dice del Milan è che vi siano divisioni tra l’ad Furlani e il superconsulente Ibrahimovic. E che non ci sia chiarezza sul chi fa cosa.

"Guardi, io li vedo lavorare assieme a Casa Milan e vanno d’amore e d’accordo. I ruoli sono chiari: Ibra è parte del management di RedBird ed è “prestato” al Milan. È stato criticato per essere stato assente, ma era malato. Mi ripeto: è un valore aggiunto. È stato un campione in campo e lo è anche fuori, sicuramente resterà in questo progetto. Ma voglio insistere su un concetto: le persone sono importanti, ma il Milan viene prima di tutto. E ne siamo tutti consapevoli".

Quali sono i giocatori invece da cui ripartire? E da tifoso chi la emoziona di più?

"Quando si accende Leao entusiasma tutti i tifosi, me compreso. Poi è sempre antipatico fare dei nomi, ma per costanza di prestazioni ne cito due: Pulisic e Reijnders, che credo abbiano conquistato tutti. Non a caso li vogliamo a lungo con noi".

Gerry Cardinale è sfiduciato dalle contestazioni dell’ambiente?

"Al contrario, è più che mai determinato a vincere, come tutti noi che lavoriamo al Milan e che siamo tifosi. Anche se non è tutti i giorni qui, Cardinale dedica al Milan molte ore della sua giornata. RedBird ha già portato il club al record dei ricavi, più che raddoppiati negli ultimi quattro anni (da 192 a 457 milioni, risorse tutte reinvestite nel club) e con le sue competenze è stato utilissimo per il progetto stadio. Certe contestazioni verso chi ha investito 1,2 miliardi per acquistare il club non sono il modo migliore per sostenerci".

Per fare il salto di qualità serve uno stadio all’altezza: è ottimista che possa essere la volta buona per il nuovo San Siro?

"Devo dire che sì, lo sono. E sa perché? Perché non è più solo il progetto di Inter e Milan, ma anche il progetto dell’amministrazione comunale. Dopo sei anni spesi in prima persona su questo tema non posso che apprezzare questa larga condivisione. Sul progetto noi e l’Inter viaggiamo allineati perché abbiamo esigenze simili, lo stesso numero di presenze allo stadio, le stesse necessità di avere posti premium adeguati alle esigenze delle aziende, che ci permettono anche di tenere prezzi accessibili per tutti gli altri. Ora c’è la volontà comune di costruire uno stadio bellissimo, finalmente all’altezza della città di Milano. E, mi faccia aggiungere, che ci consenta di avere un ambiente per famiglie, accessibile a tutti e al sicuro da infiltrazioni criminali".

Inter e Milan si sono costituite parte civile nel processo agli ultrà.

"Certo, noi, con l’Inter e la Lega Calcio, siamo uniti anche nel voler porre fine a certi fenomeni che hanno dato discredito alle nostre realtà".

A proposito di Inter come vive la competizione cittadina e la forza dei nerazzurri?

"Io non vivo la rivalità con l’Inter in modo così esasperato e i miei figli mi prendono un po’ in giro: “tu papà non hai fatto le Elementari a Milano”, dove in effetti la rivalità è molto forte. Ed è vero: il tifo è sempre un fatto di sentimenti, io vorrei vincere tutte le partite, ma devo ammettere che le vittorie che preferisco sono i derby".